Altri sei mesi per «Libération» Con un futuro ridimensionato
Concessa la «procedura di salvaguardia» al quotidiano francese: per sei mesi i debiti verranno congelati, nel frattempo Libé dovrà elaborare un progetto di rilancio e attirare nuovi capitali
Anna Maria Merlo
Parigi
Boccata d'ossigeno di sei mesi per Libération. Il tribunale del commercio di Parigi ha concesso mercoledì al quotidiano in crisi l'applicazione della «procedura di salvaguardia», una novità nel diritto francese mediata dal «capitolo 11» delle legge sui fallimenti statunitense. Per sei mesi i debiti verranno congelati (a tutt'oggi sono 3,5 milioni di euro, dovuti a una ventina di creditori). In questo periodo, Libération dovrà elaborare un progetto di ristrutturazione e di rilancio, sperando di attirare soldi freschi per una ricapitalizzazione. «L'attività quotidiana della testata - afferma la Società civile del personale, il secondo azionista con il 18,4% del capitale - non sarà toccata da questa salvaguardia». Questa procedura era stata auspicata all'ultimo consiglio di amministrazione, il 27 settembre, dall'azionista principale, Edouard de Rothschild. Se riuscirà ad imporre le sue riforme - fine del diritto di veto sulla nomina del direttore da parte della redazione e una consistente diminuzione del personale - Rothschild potrebbe reinvestire altri 5 milioni di euro, dopo i 20 stanziati nell'aprile del 2005 e ormai tutti evaporati nella gestione deficiaria della testata (il 2006 potrebbe chiudersi con 13 milioni di euro in rosso). L'appello lanciato a fine settembre ha per il momento portato 1352 iscritti alla Società dei lettori, per un totale di 58.409 euro. Per il momento nulla cambia, in attesa del nuovo consiglio di amministrazione del 18 ottobre: la «cogestione» proposta da Rothschild nel giugno scorso ed accettata dalla redazione al prezzo di una spacatura interna, resta in piedi, con il giornalista Vittorio De Filippis, presidente della Società del personale, al posto del fondatore Serge July, accanto a Philippe Clerget, messo da Rothschild nella carica di direttore generale. Saranno assititi da Régis Valliot, designato dal tribunale come amministratore giudiziario.
Ma su Libération continua a pesare una spada di Damocle. 135mila copie vendute ogni giorno, ma una diffusione in lento calo da anni. Il piano di Rothschild, che pare preveda una riduzione del personale intorno alle 70-100 persone, resta una minaccia, dopo i 56 dipendenti che hanno già lasciato il giornale la scorsa primavera, seguiti da quattro firme del giornale - tra cui l'ex ostaggio in Iraq Florence Aubenas - nel mese di settembre, con un'operazione mediatizzata che ha lasciato molto amaro nella redazione.
Libération, che non ha dietro le spalle un grande gruppo industriale, è l'anello più debole della stampa nazionale francese, che ha ceduto per primo in un settore dove c'è chi pensa che la stampa scritta abbia al massimo dieci anni di vita di fronte a sé. Crescita del web, concorrenza dei gratuiti (2Ominutes e Métro sono ormai tra le cinque testate quotidiane più diffuse in Francia): Rothschild è entrato nel capitale del giornale più per poterne sfruttare il «marchio» che per rilanciare una testata politica fondata nel '73 da Jean-Paul Sartre.
L'unica buona notizia di questi giorni è che «abbiamo la certezza di essere presenti durante la campagna presidenziale», afferma François Wenz-Dumas, del Sindacato dei giornalisti. Ma le linee esplorate per la ristrutturazione, che comporterà una drastica riduzione dei costi, sono di un quotidiano con una foliazione ridotta, presente in un numero minore di punti-vendita. E' allo studio una maggiore complementarietà con il sito web, che va bene, ma non è ancora autonomo economicamente: le notizie sul web non saranno più quelle del giornale. Rothschild propone di «filializzare» il sito web, sganciato dal quotidiano. Questa filializzazione metterà inevitabilmente fine alla specificità di Libération: giornale nato sull'onda del '68, accorda per statuto un forte potere alla redazione. Altra questione da risolvere: chi dirigerà la ristrutturazione? Per sostituire Serge July, costretto a dimettersi a giugno a causa di una divergenza con Rothschild sul futuro della testata, circola il nome di Edwy Plenel, ex direttore della redazione di Le Monde, mentre non è più così certo che Laurent Joffrin del Nouvel Observateur ed ex di Libé abbia rifiutato definitivamente il posto.
Vota questo post





Ultimi commenti