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De.licio.us

editoriale / Mai più soli

di (05/08/2006 - 11:01)

Ci stanno ripetendo alla noia che è finita l’era del personal computer, che questo oggetto, dopo 25 anni è già vecchio e bell’andato. Nulla di più falso, così come sarebbe falso sostenere che è finita l’era delle ferrovie, dell’auto o dell’elettricità. Ma un’altra cosa è vera: che questa «fine» supposta  coincide semmai con la sua piena affermazione, che ha reso insieme ovvia e universale quella tecnologia e che ha posto le premesse per il suo superamento – o meglio migrazione – in altri oggetti. Del resto il dato commerciale ci conferma che non si tratta di una «fine», essendo più di 200 milioni i Pc venduti ogni anno, con tassi di crescita elevati sia nei paesi ricchi (un mercato di sostituzione) che in quelli emergenti

Il Pc dunque c’è per restare, fa parte del panorama di lavoro e di vita di miliardi di persone e, oltre a tutto, continua a migliorare in velocità di elaborazione, grazie a quella «Legge di Moore» che fin dal 1965 segnala empiricamente un raddoppio della potenza di calcolo ogni 18 mesi. Per di più a prezzi calanti.

L’ubiquità dei chip programmabili, che ormai stanno nelle lavatrici come nelle auto, nei cellulari come nei bancomat, ha comunque reso il Pc meno centrale. Anche perché, a differenza di 25 anni fa, nessuno di questi processori è oramai immaginabile solitario: essi prendono senso e vita, solo se collegati in una qualche rete, ad altri cugini e fratelli lontani. Si va dunque realizzando la profezia, allora propagandistica, lanciata dieci anni fa dalla californiana Sun Microsystems: “il computer è la rete”. Questo significa che alcune prestazioni fondamentali dei computer, come il deposito di file in memoria possono essere delegate a dei server lontani: i documenti sono sempre i miei, ma li metto in un altro magazzino, che non so nemmeno dove sia né m’importa, dato che la rete ne garantisce l’accessibilità sempre, con qualsiasi apparato terminale. E non è tutto qui: anche delle attività di elaborazione (ovvero dei programmi di scrittura, di lavorazione delle tabelle e delle immagini) sono offerte da servizi web remoti: spesso ancora rudimentali, ma assolutamente dilaganti. Una volta che diventino robusti ciò significherà poter fare a meno di computer costosi e rigonfi di potenza. Qualcuno sdegnato sostiene che è un ritorno ai terminali stupidi, ma si tratterà semmai di punti di accesso alle conoscenze e alle risorse globali di rete. Insomma, sta cominciando tutta un’altra storia.

Franco Carlini

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