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A Roma si discute di net Neutrality

di (12/02/2006 - 23:54)

Lo scontro è durissimo e la posta in palio è il futuro della rete Internet. Molte delle minacce che si addensano su questo bene comune sono note: censura, violazione della riservatezza, spam, virus, truffe e altri reati resi più facili dall’esistenza di una infrastruttura digitale a dimensione mondo. Ma quella di cui parliamo è nuova, poco nota e di tutte la più pericolosa. E’ il tentativo di demolire dal punto di vista tecnico e legale la cosiddetta “neutralità” della rete, realizzando quella che molti chiamano ormai una Internet dei due terzi, o se preferite a due velocità.

I promotori di questo tentativo che ha come palcoscenico il parlamento americano, sono le grandi compagnie telefoniche come Verizon, Sbc,  At&t. I suoi oppositori sono le aziende di rete come Google, Yahoo!, Microsoft. Tarda invece a farsi sentire, almeno per ora, la voce del “popolo della rete”, forse perché rassegnato, forse perché non abbastanza informato. In Italia poi non ne parla quasi nessuno, a conferma di quanto lontano sia il nostro paese dal cuore dell’innovazione digitale.

(Peraltro nell’ottimo convegno internazionale che si è svolto nei giorni scorsi a Roma per iniziativa del ministro Lucio Stanca e dell’Oecd, il tema ha campeggiato come cruciale . Il convegno era dedicato al futuro dell’economia digitale e i materiali si trovano all’indirizzo www.innovazione.gov.it/ita/mit_informa/area_stampa/conferenza_MIT_OCSE/index.shtml).

 

Tutto nasce dallo sviluppo delle connessioni a Banda Larga (broadband) che oramai divampano in tutto il mondo. Il risultato è che milioni di case e uffici possono fare non soltanto posta elettronica e navigare un po’ tra i siti web, ma anche scaricare musica e film dalla rete, a velocità già ora decorose ma destinate a crescere ancora. Il pubblico della Conferenza di Roma sorrideva ironico quando il ministro coreano faceva vedere dei video giochi di gruppo, con animazioni eccellenti disponibili sulla rete broadband di quel paese (che è il più avanzato al mondo quanto a connettività): “tanto impegno tecnologico per dei giochetti?”. E invece quello era solo uno dei mille esempi delle applicazioni possibili e comunque fonte di fatturato di rispetto: c’era poco da ironizzare.

E non ci sono soltanto le musiche, i film e i videogiochi: c’è anche una moltitudine di servizi web offerti dalla solita Google, ma anche da una miriade di piccoli operatori. E poi c’è la telefonia vocale via Internet (in sigla VoIP) che permette a chi abbia connessioni veloci di telefonare gratuitamente o quasi, facendo a meno delle telecom tradizionali. Infine c’è la televisione via Internet, dove ognuno si crea il proprio palinsesto, facendo a meno di Rai e Mediaset o al massimo comprando solo quelle (poche) cose che gli possono interessare.

In altre parole la famosa convergenza significa che tutti i soggetti possono fare il mestiere degli altri: un operatore cellulare può vendere soap opera televisive, un’azienda Internet può proporre telefonate a voce, una telecom può fare commercio elettronico. Di per sé sarebbe una bella competizione, da cui i cittadini-clienti potrebbero trarre dei benefici: più offerta e prezzi calanti.

“Sarebbe” appunto, se non fosse che ognuno di questi soggetti, sentendosi aggredito dagli altri, e volendo aggredire gli altri, tende inevitabilmente a erigere barriere e a farsi forza dei beni (gli asset) che possiede solo lui: le major della musica e del cinema blindano il loro magazzino e provano a venderlo a prezzo carissimo (2,5 euro per scaricare un brando musicale via cellulare!); gli operatori cellulari si tengono ben stretti i loro clienti  di cui possiedono nome e cognome e di cui conoscono abitudini e consumi. Le vecchie telecom poi, sono passate sostanzialmente indenni attraverso tutte le successive ondate di liberalizzazioni, anzi si sono ulteriormente rafforzate. Oggi, con dieci anni di ritardo, hanno scoperto che l’Internet c’è e vogliono farla loro, però segmentandola.

L’occasione è la riforma del Telecommunication Act americano. In Europa è il ripensamento delle politiche regolatorie. L’idea delle telecom è presto detta: eliminare l’obbligo di dover trasportare il traffico altrui “senza discriminazione”. Questo è un valore civile che ai monopolisti viene chiesto: se gestisci l’autostrada Milano-Torino non puoi vietare a nessuno di percorrerla, purché paghi. E il pedaggio deve essere equo e identico per tutti.

Bene, le telecom chiedono che questo vincolo cada. In tal modo potranno per esempio far correre più veloci i bit di chi paga di più, o chiedere prezzi più elevati a chi vuole la consegna veloce della posta o la fruizione in diretta di uno spettacolo televisivo. Se possibile si attrezzano anche loro a fornire o rivendere contenuti e comunque vanno proponendo anche una sorta di pedaggio supplementare per i servizi commerciali sul web. In pratica la cosa potrebbe funzionare così: un abbonato di Verizon paga i suoi 40 dollari al mese o giù di lì per avere accesso alla rete a larga banda e questo dovrebbe bastare a garantire il ritorno degli investimenti e un equo profitto. Invece le Verizon di turno, seccate del fatto che i loro clienti vengono attratti dai servizi a pagamento offerti da altri, vorrebbero staccare anche su questi un ticket e così l’utente pagherà due volte.

Per vincere questa partita devono agire su due fronti: da un lato una riforma legislativa in cui le reti non abbiano più obblighi pubblici, come quelli del servizio universale e della non discriminazione. Dall’altro sulle tecnologie, rimodellando hardware e software per incassare e fatturare e per differenziare i pacchetti di bit uno dall’altro, secondo criteri di priorità.

In Europa questa tematica vive sotto le forme della regolazione leggera che i grandi operatori di telecomunicazione vanno chiedendo. Stridori polemici stanno emergendo in Germania tra Deutsche Telekom e l’autorità di regolazione. In Italia Tronchetti Provera lo ripete a ogni convegno. E’ un tema di politica dei media e di politica industriale. La domanda è questa: in presenza di un flusso di innovazioni accelerato, si può lasciare mano libera agli ex monopolisti, salvo intervenire dopo se abusano? La storia delle cause antitrust verso Microsoft ci dice con chiarezza che le regolazioni ex post, come amano dire i giuristi, arrivano ad intervenire (eventualmente) solo quando i buoi sono scappati, come amano dire i contadini.

 Franco Carlini
----------  secondo pezzo

Nel ’68 si diceva che né la scienza né la tecnologia sono neutrali. Non sono mai innocenti perché sempre, inevitabilmente, hanno alle spalle un contesto e degli interessi, con relativi finanziamenti. Si debella l’Aids che colpisce i maschi bianchi del nord del mondo e la malaria è invece sempre lì nel Sahel, poco studiata e in attesa di un vaccino che arriverà chissà quando. A loro volta le tecniche possono offrire diverse soluzioni allo stesso problema, ma non sono equivalenti. Come nel caso dell’internet che per motivi anche casuali e per una scelta di risparmio, venne progettata per funzionare “al meglio possibile” (best effort), ma senza cercare l’efficienza totale. Così ogni  documento viene spezzato in pacchetti di dati e questi viaggiano indipendentemente; se qualcuno non arriva a destinazione, il messaggio andrà rispedito: è una situazione che lascia delle inefficienze ma che garantisce un funzionamento medio più che soddisfacente e la circolazione di fantastilioni di bit ogni giorno in modo economico.

Il trucco utilizzato per ottenere questo splendido risultato fu di costruire una rete “stupida”, un termine che venne usato provocatoriamente in contrapposizione alle “reti intelligenti” che le telecom andavano costruendo. Intelligente è una rete che agisce sui contenuti, eventualmente elaborandoli mentre invece l’internet è solo fatta di cavi e di computer che smistano il traffico (i router). Ogni elaborazione dei dati è lasciata alla periferia (sui server e sui computer locali di noi utenti) e i router non fanno altro che ricevere delle buste (pacchetti) con il loro bravo indirizzo sopra e instradarli verso la destinazione. Le buste non vengono aperte, ogni pacchetto è uguale agli altri, che contenga l’ordine di una transazione miliardaria o un affettuoso messaggio al fidanzatino.

Questa struttura tecnologica fatta di hardware (server e router) e di software (protocolli di trasmissione) ha influenzato pesantemente (e positivamente) le modalità di uso della rete. Delle regole tecniche egualitarie hanno favorito una cultura di rete altrettanto egualitaria, dove ogni utente pesa come il presidente degli Stati uniti e dove il sito del manifesto (frequentatelo, è pieno di cose utili) ha la stessa visibilità di quello della Cnn.

Nelle intenzioni di molti questa storia ha da finire e questa tecnologia stupidamente egualitaria è superata. L’azienda leader delle tecnologia di rete, l’americana Cisco, ha già realizzato dei nuovi software per i suoi router che non si limitano a smistare i pacchetti, ma ora li ispezionano in profondità. Lo scopo è di vedere cosa contengono e poi comportarsi di conseguenza. Nei documenti della Cisco tali prestazioni vennero inizialmente offerte per evitare congestioni nella rete, intervenendo in casi di sovraccarico, ma nel tempo le idee si sono fatte più nette e così per esempio l’applicazione chiamata Service Control Technology viene esplicitamente proposta per la fornitura di servizi premium. Permette dunque, già ora, di creare uno strato (layer) che offre agli operatori la possibilità di identificare gli abbonati, di classificare le applicazioni che stanno girando sulla rete e di fatturare le prestazioni conseguenti.

SARAH TOBIAS

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